colon irritabile

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Il colon irritabile è un disturbo a-specifico, comprende disturbi intestinali di intensità e tipologia variabile di persona in persona. Colpisce circa il 10% della popolazione mondiale, le donne di mezza età sono le più soggette.

Le cause non sono note, è definita da molti medici una malattia psico somatica.
Alcune ipotesi sull’ origine del disturbo comprendono: la predisposizione genetica, una ipersensibilità viscerale, un’alterazione neuro immuno endocrina, il coinvolgimento di nervi, enzimi e muscolatura viscerale, gli stili di vita.

A proposito di questi ultimi, il colon irritabile è spesso presente in soggetti che consumano poche fibre e/o che presentano carenze nutrizionali , in soggetti allergici o con sensibilità alimentari, in presenza di leaky gut, disbiosi o alterazione della flora batterica intestinale (sibo), in presenza di uso inappropriato di farmaci e alcol.

I sintomi sono più o meni intensi e spesso invalidanti, tra i più frequenti:
- Alvo alternato, stispi e/o diarrea
- Modificazione dell’aspetto e del colore delle feci, più o meno formate, morbide, con o senza muco
- Gonfiore di stomaco
- Gas ed eruttazione
- Flautolenza
- Dolore addominale
- Nausea, reflusso acido
- Senso di pienezza e scarso appetito
- Miglioramento dei sintomi dopo essere andati in bagno dopo giorni consecutivi di blocco

In molti soggetti i sintomi gastro intestinali si associano a: depressione ed ansia, difficoltà a dormire, stanchezza, mal di testa, sapore poco gradevole in bocca, palpitazioni, bisogno di fare pipì frequente, dolori muscolari, riduzione del desiderio sessuale.

Il cibo non è”la causa” del disturbo, ma influenza la sintomatologia. Alcuni cibi migliorano altri peggiorano o scatenano i sintomi.

Tra i cibi che peggiorano e scatenano i sintomi:
- Caffè, caffeina (vedi energy drinks)
- The
- Cibi piccanti o eccessivamente speziati
- Fritti
- Alimenti ricchi di grassi non salutari (salumi, creme, salse industriali)
- Alcuni ortaggi e vegetali: crucifere, legumi, aglio, cipolla, porri, cetrioli, peperoni con la buccia
- Frutta a causa della fermentazione soprattutto quando consumata dopo il pasto
- Alimenti insufflati di aria come gelati, creme, frappè, schiuma di latte (cappuccino)
- Gomme da masticare
- Latticini freschi, latte e yogurt
- Zucchero e farine raffinate
- Bevande frizzanti
- Alimenti ad alto contenuto di FODMAP (lattosio, fruttosio, fruttani, galattani, polialcoli)

Una nota particolare merita la dieta a basso contenuto di FODMAP, in quanto esclude alimenti fermentabili: lattosio, fruttosio (alcuni tipi di frutta ne contengono maggiori quantità, miele), fruttani contenuti nel frumento e molti cereali, carciofi, aglio cipolla, scalogno, cicoria e banana, galattani nei legumi, polialcoli negli alimenti “senza zucchero” e in alcuni tipi di frutta.
I sintomi migliorano significativamente con una dieta low fodmap (http://ilariabertini.it/articolo/fodmap-diet/10129).

Nella pratica ambulatoriale, basandomi sull’esperienza con i pazienti, ho notato che lavorando con una dieta anti infiammatoria e di eliminazione per un periodo di tempo, integrando con enzimi e probiotici, i risultati ci sono e i sintomi diminuiscono sino in alcuni casi a scomparire.

Tra i cibi da eliminare o evitare per più giorni alla settimana: glutine (in alcuni casi i cereali in genere), latticini pastorizzati, zucchero e farine raffinate, caffè, alcol, consumo eccessivo di spezie irritanti, cibi verso cui è riscontrata una sensibilità (valutata con test adeguati come il recaller program), grassi vegetali raffinati, grassi idrogenati, prodotto da forno industriale.

La dieta terapeutica in questi casi prevede il consumo di acqua durante la giornata, cicoria, karkadè, centrifughe di verdure (low fodmap), quantità moderate di verdure cotte, poca frutta (1 porzione al giorno) e in alcuni casi cotta o spadellata con olio extra vergine di cocco, proteine come pesce ricco di omega 3 (sardine, alici, sgombri, salmone selvaggio), pollame ruspante e carne grass fed, uova bio di animali allevati all’aperto. È molto importante la qualità dei grassi assunti: olio evo, olio extra vergine di cocco, avocado, tuorlo d’uovo, noci e semi (in caso di stipsi – semi di lino e chia in particolare).
Secondo la tolleranza introduco piccole porzioni di yogurt o kefir naturale, cereali in chicco naturalmente privi di glutine, incrementando le dosi se la risposta all’introduzione di tali alimenti è positiva.

La cura del micorbioma è fondamentale per cui gradualmente si cerca di ristabilire l’equilibrio: prima si fa un po’ di pulizia, poi si va a nutrire e rinvigorire la flora intestinale.
Il micorbioma svolge un’azione simbiotica, produce molecole attive e protettive, regola la motilità inetstinale favorendo un transito regolare.

Il supporto di enzimi digestivi in associazione a probiotici di buona qualità rende il percorso di cura più efficace.
Altre forme di integrazione che utilizzo a seconda dei casi e delle problematiche presenti: glutammina, acidi grassi omega 3 (soprattutto se la dieta ne è scarsa), curcuma, aloe.

Queste sono solo delle linee guida generali, ma poi la cura e la dieta terapeutica sono di volta in volta personalizzate all’individuo perché ognuno risponde in maniera diversa.
Parte integrante della terapia sono anche tecniche di riduzione dello stress, rispetto dei ritmi circadiani, la pratica di un regolare esercizio fisico e una buona dose di serenità ed ironia nella vita.

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