ADHD & energia

da | Lug 19, 2026 | Blog

ADHD: e se non fosse un problema di attenzione?

Quando sentiamo parlare di ADHD immaginiamo subito una persona distratta, impulsiva, incapace di concentrarsi.

Eppure chi vive questa condizione racconta spesso qualcosa di completamente diverso.

Può trascorrere ore immerso in un progetto che ama, dimenticando il tempo che passa. Può raggiungere livelli di creatività, precisione e produttività sorprendenti. E poi, pochi minuti dopo, fare una fatica enorme a rispondere a una mail, compilare un documento o iniziare un’attività apparentemente semplice.

Come possono convivere queste due realtà?

Forse perché il problema non è l’attenzione.

Forse il problema è la sua regolazione.

Ovvero la gestione dell’energia necessaria per regolarla.

L’attenzione è energia

Ogni volta che passiamo da un’attività a un’altra il cervello compie un lavoro invisibile.

Deve spegnere alcune reti neuronali, attivarne altre, filtrare migliaia di informazioni e decidere dove investire le proprie risorse.

Questo continuo “cambio di assetto” richiede un’enorme quantità di energia.

Negli ultimi anni diversi ricercatori hanno iniziato a guardare l’ADHD proprio da questa prospettiva: non come un semplice deficit di attenzione, ma come una difficoltà nella regolazione dinamica delle reti cerebrali che permettono di adattarsi alle richieste della vita quotidiana.

È un’ipotesi ancora in evoluzione, ma offre una chiave di lettura capace di spiegare molti aspetti che la definizione tradizionale dell’ADHD lascia ancora aperti.

Il cervello lavora con un budget limitato

In biologia nulla è gratuito.

Ogni funzione ha un costo.

E le funzioni esecutive — pianificare, scegliere, mantenere il focus, inibire gli impulsi, regolare le emozioni e rimandare una gratificazione immediata — sono tra le attività più costose che il cervello possa svolgere.

Pur rappresentando circa il 2% del peso corporeo, il cervello consumi quasi il 20% dell’energia dell’intero organismo.

Quando questo budget energetico inizia a ridursi, anche la qualità delle nostre prestazioni cambia:

  • Diventiamo più impulsivi.
  • Più distraibili.
  • Commettiamo più errori.
  • Prendere decisioni richiede uno sforzo sempre maggiore.

È il motivo per cui le pause non sono tempo perso.

Sono fisiologia.

Il cervello non smette mai di lavorare

Tra le reti più studiate nell’ADHD c’è il Default Mode Network (DMN).

È la rete che entra in funzione quando non siamo concentrati su un compito specifico.

È il luogo del dialogo interiore.

Organizza ricordi, costruisce la nostra identità, immagina il futuro, collega idee e alimenta la creatività.

È una rete fondamentale.

Ma alcuni studi suggeriscono che nelle persone con ADHD possa rimanere più attiva anche quando sarebbe necessario lasciarle temporaneamente il posto alle reti coinvolte nell’attenzione.

Immagina di provare a leggere un libro mentre, nella stanza accanto, una radio continua a suonare.

Puoi leggere. Ma ogni frase richiede uno sforzo maggiore.

Così il mondo interno continua a competere con quello esterno.

E ogni passaggio dall’uno all’altro consuma altra energia.

Una possibile lettura energetica dell’ADHD

È qui che questa prospettiva diventa particolarmente interessante.

La corteccia prefrontale, l’area coinvolta nell’autocontrollo, nella pianificazione e nella regolazione dell’attenzione, è anche una delle regioni cerebrali con il più elevato fabbisogno energetico.

Se l’energia disponibile è insufficiente, o se il sistema non riesce a distribuirla in modo efficiente, diventa più difficile filtrare gli stimoli, mantenere il focus, gestire gli impulsi e regolare le emozioni.

La distrazione, allora, potrebbe non essere semplicemente una mancanza di attenzione.

Potrebbe rappresentare il modo in cui un cervello cerca di gestire un equilibrio energetico estremamente complesso.

Diversi studi stanno esplorando questa ipotesi osservando alterazioni nel metabolismo del glucosio, nella sensibilità insulinica, nel flusso ematico cerebrale, nell’utilizzo dell’ossigeno, nell’attività della corteccia prefrontale, nella funzione mitocondriale e nella connettività delle reti neuronali.

Non si tratta ancora di marcatori diagnostici dell’ADHD, ma di ambiti di ricerca promettenti che meritano “attenzione”.

La dopamina decide dove investire energia

La dopamina viene spesso descritta come il neurotrasmettitore del piacere.

In realtà il suo compito è molto più elegantemente sofisticato.

Aiuta il cervello a stimare se uno sforzo valga davvero la ricompensa attesa (costo/beneficio).

In altre parole, orienta l’investimento delle nostre risorse.

Questo spiega perché una persona con ADHD possa rimanere completamente assorbita da ciò che trova interessante e, allo stesso tempo, fare enorme fatica a iniziare un’attività percepita come poco motivante.

L’energia segue la motivazione.

Viviamo però in un ambiente che offre continuamente ricompense immediate: notifiche, social media, video brevi, alimenti altamente processati.

Ogni stimolo compete per catturare il nostro sistema dopaminergico.

Più il cervello si abitua a queste gratificazioni istantanee, più può diventare difficile investire energia in attività che richiedono pazienza, continuità e fatica.

Come possiamo sostenere il cervello?

Se l’attenzione ha un costo energetico, allora il primo obiettivo non dovrebbe essere chiedere al cervello di fare di più. Dovremmo aiutarlo a lavorare meglio.

Per questo considero fondamentali alcune abitudini quotidiane:

  • rispettare il ritmo circadiano;
  • esporsi alla luce naturale, soprattutto nelle prime ore del mattino;
  • proteggere la qualità del sonno;
  • muoversi ogni giorno;
  • migliorare la sensibilità insulinica e mantenere una glicemia stabile;
  • garantire un adeguato apporto di proteine, omega-3, ferro, zinco, magnesio e vitamine del gruppo B;
  • programmare brevi pause di recupero durante la giornata.

Io utilizzo l’app Be Focused per ricordarmi questi piccoli momenti di “rest & recovery”. Bastano pochi minuti per respirare, camminare, fare stretching, uscire alla luce naturale o semplicemente interrompere il flusso continuo degli stimoli, del lavoro…

Anche il contatto con la natura rappresenta, per me, uno strumento prezioso per ritrovare calma, coerenza e lucidità.

Il mio piccolo rituale

Le mie giornate iniziano quasi sempre allo stesso modo.

Le prime luci del sole.

Un caffè.

Qualche minuto di silenzio.

Negli ultimi mesi utilizzo anche FLOW, un blend che unisce caffè, rhodiola e Lion’s Mane. È il mio modo per iniziare la giornata con una sensazione di energia più stabile e maggiore concentrazione.

  • La rhodiola è una pianta adattogena studiata per il suo possibile ruolo nella risposta allo stress e nel supporto della performance cognitiva.
  • Il Lion’s Mane è invece un fungo medicinale che sta attirando crescente interesse per i suoi possibili effetti sulla neuroplasticità, su BDNF e NGF, sull’asse intestino-cervello.

attenzione: queste scelte non vogliono essere un’indicazione per l’ADHD, ma fanno parte della mie abitudini quotidiane per proteggere, nutrire ed energizzare il mio cervello.

Una riflessione finale

Più studio, più mi convinco di una cosa:

  • Il cervello non ha bisogno soltanto di essere stimolato.
  • Ha bisogno di essere sostenuto.
  • Ha bisogno di energia.
  • Di recupero.
  • Di ritmo.
  • Di pause.

Forse l’ADHD ci insegna proprio questo: l’attenzione non è semplicemente una questione di volontà.

È una risorsa e riserva biologica.

E come ogni risorsa e riserva biologica, può essere protetta, allenata e utilizzata meglio quando impariamo a rispettare il funzionamento del nostro organismo.

 

Uno sguardo al futuro

Negli ultimi anni seguo con grande interesse anche la ricerca sugli psichedelici.

La psilocibina, ad esempio, è oggetto di studi che stanno esplorando il suo possibile ruolo nella modulazione del Default Mode Network e nella promozione della neuroplasticità.

La ricerca è ancora nelle fasi iniziali e il loro impiego clinico è regolamentato in modo diverso nei vari Paesi.

Ma è uno degli ambiti che, probabilmente, ci aiuterà a comprendere ancora meglio come il cervello costruisce e ricostruisce sé stesso.

Stay tuned.

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